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Rischio depressione con troppi carboidrati
A chi non è mai capitato di provare a placare un momento di stress o di tristezza mangiando un dolce? Sul momento, in effetti, si ottiene un certo risultato. Ma il rischio di utilizzare i dolci come “terapia antidepressiva” è elevato, e le conseguenze sulla salute non vanno sottovalutate: a lungo andare l’organismo sviluppa infatti una condizione di insulinoresistenza, e paradossalmente questo incrementa anche i sintomi depressivi.

Un recentissimo studio finlandese ha analizzato in modo specifico questo meccanismo, arrivando a chiarirne le complesse dinamiche.

Alla base di tutto c’è lo zucchero, che l’organismo trasforma in grasso utile al nutrimento delle cellule per azione dell’insulina, un ormone secreto dal pancreas.

Quando, a causa di una dieta ricca di carboidrati, lo zucchero (glicemia) immesso nell’organismo è troppo, si necessita di una quantità sempre maggiore di insulina per assimilarlo: è la condizione metabolica nota come resistenza insulinica o insulinoresistenza.

I ricercatori dell’Oulu University Hospital hanno scoperto che, all’aumentare di quest’ultima, corrisponde un peggioramento proporzionale dell’umore, fino a giungere a condizioni di depressione vera e propria. Così si innesca il circolo: più zuccheri mangio, più cresce l’insulinoresistenza, più aumenta la depressione, più mangio dolci per consolarmi. In gergo tecnico, ciò prende il nome di craving.

È possibile uscire da questa spirale negativa? La risposta è sì, in primo luogo modificando la propria alimentazione per ridurre la quantità di zuccheri ingeriti. Ma attenzione: non si tratta solo dei dolci!

Per smascherare gli zuccheri nascosti occorre fare riferimento all’indice glicemico di ciascun alimento, che rappresenta la velocità con cui aumenta la glicemia, cioè la concentrazione di zucchero nel sangue, in seguito alla sua assunzione di quell'alimento. Il parametro di riferimento è il glucosio, che possiede un indice glicemico pari a 100. Al di sotto troviamo i prodotti preparati con farine raffinate tipo 00 (pasta fresca, torte, pane bianco), i prodotti di pasticceria commerciale (biscotti, paste, brioches); le patate e i loro derivati come purè e patatine fritte, il riso brillato e le bevande gassate e zuccherate.

Via libera invece alla normale pasta industriale di grano duro, al pane integrale a lievitazione naturale, al riso integrale e agli altri cereali.

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