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| Il Digiuno Terapeutico |
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Basta, da domani non mangio più!
Quanti di noi hanno pensato o pronunciato questa frase dopo un incontro poco piacevole con la bilancia?
Sulla scia di questa tendenza è nata recentemente una nuova dieta molto in voga tra le star - il metodo Pilon o del “digiuno intermittente” - che contiene un messaggio non banale: a volte il digiuno può essere davvero una buona soluzione per dimagrire e depurarsi, a patto di rispettare le condizioni indicate da medici ed esperti.
Una su tutte, la frequenza: il digiuno ideale deve durare 24 ore e ripetersi una sola volta a settimana.
In questo modo il digiuno non solo è concesso senza controindicazioni, ma è perfino consigliato per consentire ai sovraccaricati organi della digestione di riposare, e all’organismo di liberarsi delle tossine accumulate.
La brevità del digiuno, solo 12-14 ore se consideriamo che di notte non ci si nutre comunque, permette di svolgere le abituali attività quotidiane e lavorative, inclusa un’attività fisica moderata.
Quanto alle regole, il tutto è molto semplice: per 24 ore non bisogna ingerire nessun tipo di cibo, né bibite gassate o succhi di frutta, ma solo acqua naturale al bisogno. Per placare i morsi della fame, bere non è una buona soluzione: meglio piuttosto abituarsi al digiuno con gradualità, provando ad eliminare solo il pasto di mezzogiorno mantenendo una cena frugale e senza eccessi.
L’importante è che il digiuno non venga vissuto come sforzo o punizione: si tratta semmai di una scelta salutistica da interpretare in chiave positiva, pena scompensi psicologici anche gravi.
Ma tutto questo serve anche a dimagrire? La risposta è sì, a condizione che il giorno di digiuno – utilizzato già nell’antichità e non solo con finalità spirituali – sia associato ad una dieta ipocalorica bilanciata. Il che si traduce in un’ultima importante regola: mai scendere sotto le 1200 calorie al giorno. Al di sotto di questa soglia, infatti, le diete sono carenti in vitamine e sali minerali, mentre il dimagrimento che si ottiene resta lo stesso. Il gioco evidentemente non vale la candela.
Silvia Nava |
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