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Cosa scegliere al banco dei Dolci?
Ormai è una vera e propria moda. I mercatini di Natale, nati nei paesi del nord Europa ma diffusi oggi anche nelle regioni italiane, attirano ogni anno un numero crescente di visitatori. Tutti attirati dall’atmosfera unica che quest’usanza porta con sé. Statuette di legno, personaggi del presepe, candele, nastri e decorazioni di tutti i tipi per addobbare la casa fanno bella mostra di sé durante le manifestazioni sparse in tutto il paese da fine novembre alla vigilia di Natale, affiancati dai caratteristici banchi che vendono squisitezze culinarie del posto. E qui, come si suol dire, casca l’asino. Avvolti nell’atmosfera natalizia, circondati da colori e profumi, la tentazione di assaggiare prelibatezze di ogni tipo vagando per le bancarelle è davvero forte.

Come fare, allora, per conciliare il piacere di una visita ai mercatini di Natale senza rinunciare alla linea?
Innanzitutto, sfatando un mito: non è vero che tutti i prodotti alimentari venduti sulle bancarelle sono ipercalorici.
Un esempio su tutti, soprattutto per quanto riguarda il Trentino Alto Adige, patria dei mercatini per eccellenza, sono la frutta e gli ortaggi, famosi in tutto il mondo.
Dalle celebri mele ai piccoli frutti, dalla susina di Dro agli ortaggi biologici della Valle di Gresta e ai broccoli di Torbole, è possibile intraprendere durante i mercatini di Natale un vero e proprio percorso culinario, appetitoso e dietetico, facendosi magari consigliare dai commercianti del posto il modo migliore per cucinarli.
Un’altra sorpresa che possono riservare i mercatini di Natale è la scoperta dei piatti tipici a base di carne. A cominciare dalla celebre “carne salada”, preparata con fettine di manzo scelto insaporite con alloro, pepe nero, bacche di ginepro, aglio e rosmarino, un perfetto esempio di piatto gustoso e saporito ma decisamente ipocalorico.
Da provare anche le “mortandele”, polpette di suino insaporite con anice dei boschi, da gustare con una polenta leggera senza formaggi, a base di farina di mais. Come contorno, poi, si può puntare su gustosissime scorpacciate di funghi in insalata, da condire solo con un filo di olio d’oliva dell’Alto Garda e della Valle di Ledro, da portare anche a casa.
E per quanto riguarda i celebri dolci tipici? In questo caso, ogni regione offre una varietà immensa di ricette, tra cui scegliere quelle che più si adattano alla dieta, e quelle che invece sono “offlimits”.
In Alto Adige, per esempio, si può gustare una fetta del tipico zelten, un dolce a base di farina integrale, mele, uva passa e frutta secca, preparato con ingredienti “poveri” e quindi poco raffinati. Oppure, ci si può concedere un assaggio dei tipici biscotti allo zenzero, radice ipocalorica molto diffusa in nord Europa, o dei printen, biscotti al rum e sciroppo di rape.
Meglio evitare, invece, i dolci a base di marzapane, i tradizionali biscotti a base di burro (brenten), e soprattutto il Buchteln, un pane dolce cotto al forno, ripieno di marmellata e cosparso di zucchero e salsa alla vaniglia. Decisamente troppo anche solo a parlarne!
Per provare una variante del panettone tradizionale, invece, si può assaggiare una delle dolcezze diffuse dalla Germania alla Lombardia. La loro ricetta è praticamente sempre la stessa, salvo alcune piccole differenze, mentre il nome cambia notevolmente, dal christstollen di Baviera alla bisciola valtellinese. Tutti, comunque, sono a base di castagne, frutta secca, uvetta e fichi secchi, e pur trattandosi di ingredienti semplici, restano alimenti molto calorici. L’ideale sarebbe acquistarli ai mercatini per poi consumarli il giorno di Natale, quando, per fortuna, quasi tutto è concesso.
La carrellata dei dolci natalizi venduti sulle bancarelle continua, passando dal panspeziale bolognese al Crescenzin del Piemonte, dal Frustino delle Marche alla gabbana friulana, passando per il Mecoulin valdostano, il pandolce genovese, il panforte senese, il pangiallo laziale e il carrozzo abruzzese, fino agli intramontabili pandoro veronese e panettone milanese.
Per tutti, la regola è quella dell’assaggio moderato e proporzionato all’attività fisica: un boccone se si cammina poco, una fetta più sostanziosa se si trascorre l’intera giornata scarpinando tra le bancarelle. E il giorno dopo, dieta depurativa per tutti!
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